MERCOLEDI 19 AGOSTO 2026
Bicchiere d'acqua davanti a una bottiglia di plastica sfocata su fondo chiarogenerato con IA

Microplastiche nel corpo: come entrano e come ridurle

A ogni respiro, ogni sorso d’acqua e ogni boccone introduciamo minuscole particelle plastiche nell’organismo. La presenza di microplastiche nel corpo è ormai un dato accertato, ma un recente studio scientifico ha svelato uno scenario inaspettato: è proprio nel cervello che sono state riscontrate concentrazioni particolarmente elevate, nettamente superiori rispetto agli organi deputati alla depurazione. Scopriamo cosa comportano questi dati e come puoi ridurre la tua esposizione quotidiana.

I punti chiave in sintesi

  • Le microplastiche (frammenti inferiori a 5 mm) e le nanoplastiche sono ormai diffuse ovunque: nell’acqua, nell’aria e nel cibo.
  • Uno studio ha rilevato nel cervello concentrazioni da 7 a 30 volte superiori rispetto a fegato e reni.
  • I livelli cerebrali sono aumentati di circa il 50% in soli otto anni.
  • Nelle persone con demenza la concentrazione nel cervello è risultata quattro volte più alta, un legame le cui cause restano ancora da chiarire.
  • È possibile ridurre l’accumulo attraverso alimentazione, corretta idratazione e sudorazione.

Cosa sono le microplastiche e le nanoplastiche

Le microplastiche sono particelle plastiche di dimensioni inferiori a 5 millimetri. Ancora più insidiose sono le nanoplastiche, con grandezze che scendono a partire da circa 0,1 micrometri, ovvero circa 10.000 volte più piccole di un millimetro. La plastica si trova oggi in imballaggi, indumenti, cosmetici, elementi d’arredo e innumerevoli prodotti quotidiani, con una produzione globale in continua crescita ogni anno.

Per comprendere le dimensioni: una cellula umana misura circa 20.000 nanometri. Le nanoplastiche scoperte nel cervello avevano grandezze per lo più inferiori a 200 nanometri, risultando quindi circa 100 volte più piccole di una tipica cellula. Frammenti così minuscoli possono raggiungere praticamente qualsiasi distretto biologico.

Microplastiche: dove si trovano e come entrano nel corpo

L’assorbimento avviene innanzitutto attraverso l’apparato digerente — tramite la contaminazione alimentare e l’acqua in bottiglia o di rete — ma anche per via respiratoria. In determinate aree geografiche, quasi la metà dell’esposizione proviene direttamente dall’aria inalata. Inoltre, quantità minime possono penetrare attraverso la pelle, motivo per cui anche l’abbigliamento riveste un ruolo: le fibre sintetiche pure come il poliestere rilasciano molte più particelle rispetto ai tessuti naturali.

Microplastiche nel cervello: cosa ha rilevato il nuovo studio

L’accumulo negli organi è stato documentato in diversi studi: particelle plastiche sono state individuate nel sangue, nel cuore, nei polmoni, nel fegato, nell’intestino, nei testicoli e perfino nella placenta. Uno studio del 2025 condotto su campioni tissutali autoptici ha mostrato un esito sorprendente: i livelli di microplastiche nel corpo umano erano da 7 a 30 volte più elevati nel cervello rispetto a fegato e reni, dove ci si aspetterebbe una concentrazione maggiore.

Particolarmente preoccupante è il fatto che le nanoplastiche riescano a superare la barriera ematoencefalica, che funge fisiologicamente da scudo protettivo. E la concentrazione è in forte crescita: nel tessuto cerebrale i valori sono aumentati di circa il 50% nell’arco di appena otto anni.

Il legame con la demenza e il declino cognitivo

I ricercatori hanno inoltre confrontato il tessuto cerebrale di soggetti sani con quello di persone affette da demenza. Il risultato: nei pazienti con demenza la concentrazione di microplastiche nel cervello era quattro volte più alta. La causa precisa è ancora oggetto di indagine. Da un lato è ipotizzabile che una barriera ematoencefalica compromessa dalla patologia lasci passare più particelle; dall’altro vi sono evidenze che le microplastiche stesse possano promuovere il declino cognitivo e influenzare direttamente i tessuti nervosi.

Microplastiche ed effetti sulla salute: cosa indicano gli studi sugli animali

I potenziali danni provocati dalle microplastiche nel cervello emergono chiaramente dai modelli animali. I topi che hanno assunto microplastiche attraverso l’acqua potabile hanno ottenuto risultati significativamente inferiori nei test di memoria e apprendimento rispetto agli animali non esposti. Nei loro tessuti sono stati riscontrati inoltre:

  • Marcatori elevati di stress ossidativo e tossicità cellulare con morte cellulare
  • Aumento delle reazioni infiammatorie
  • Alterazioni a livello delle sinapsi, le connessioni tra le cellule nervose
  • Comportamenti più ansiosi, con una marcata tendenza a evitare gli spazi aperti

Sebbene questi dati non possano essere trasposti in modo identico all’essere umano, a fronte di un’assunzione quotidiana che dura decenni costituiscono un serio campanello d’allarme.

Come eliminare le microplastiche dal corpo e ridurre l’esposizione

Evitare del tutto le microplastiche non è possibile, ma l’organismo è in grado di espellerne una parte, principalmente per via intestinale. Per i frammenti più infinitesimali il processo è più complesso. Queste strategie mirate possono aiutarti a ridurre il carico di microplastiche nel corpo e a favorirne l’eliminazione:

  • Meno plastica monouso: preferisci acqua di rubinetto o filtrata all’acqua in bottiglia usa e getta, ed evita taglieri di plastica e recipienti sintetici per scaldare le pietanze, scegliendo vetro o ceramica.
  • Dieta ricca di fibre: sostiene il transito intestinale e favorisce l’espulsione dei residui attraverso le feci.
  • Clorella: test di laboratorio indicano che le nanoplastiche possono legarsi a quest’alga unicellulare, facilitandone lo smaltimento.
  • Bere a sufficienza: una buona idratazione supporta l’escrezione renale tramite le urine.
  • Sudorazione: alcune sostanze chimiche rilasciate dalle plastiche, come il bisfenolo A, vengono espulse in gran parte con il sudore e le urine — l’attività fisica e la sauna possono quindi essere un valido aiuto.

Conclusioni

I dati scientifici sono allarmanti: l’accumulo di microplastiche nel corpo è progressivo e i picchi più elevati sono stati riscontrati proprio nell’encefalo, con un trend in rapido aumento. Sebbene il nesso causale diretto con patologie come la demenza non sia ancora del tutto accertato, non occorre cedere al panico bensì agire in modo consapevole: limitare la plastica usa e getta, seguire un’alimentazione ricca di fibre, bere molta acqua e stimolare regolarmente la sudorazione consente di abbassare il proprio carico tossico, senza dover stravolgere la propria routine.

Domande frequenti

Quante microplastiche introduciamo nel corpo?

Secondo le stime correnti, nell’arco di un mese assumiamo una quantità di plastica pari all’incirca al peso di una carta di credito, veicolata attraverso aria inalata, acqua e microplastiche nel cibo.

Perché le microplastiche nel cervello destano tanta preoccupazione?

Perché vi sono state individuate quantità notevoli — da 7 a 30 volte superiori rispetto a fegato e reni — e perché le nanoplastiche sono in grado di superare la barriera ematoencefalica protettiva.

Esiste un legame tra microplastiche e demenza?

In uno studio specifico, la concentrazione cerebrale è risultata quattro volte maggiore nei soggetti con demenza. Resta da accertare se le microplastiche rappresentino una concausa o se si accumulino più facilmente nei tessuti già compromessi.

Il corpo umano è in grado di espellere le microplastiche?

In parte sì, soprattutto i frammenti più voluminosi che transitano per l’intestino. Le nanoplastiche ultra-fini sono molto più complesse da smaltire, motivo per cui tendono ad accumularsi nei tessuti.

L’alga clorella è utile contro le microplastiche?

Dati preliminari in vitro suggeriscono che le nanoplastiche possano aderire alla clorella, favorendone l’eliminazione. Mancano tuttavia ancora conferme definitive derivanti da studi clinici sull’uomo.

Come ridurre le microplastiche nella vita quotidiana?

Riduci la plastica monouso, evita di scaldare vivande in contenitori sintetici, privilegia cibi freschi, segui un’alimentazione ricca di fibre, bevi a sufficienza e favorisci una regolare sudorazione.

I vestiti rappresentano una fonte di microplastiche?

Sì, i tessuti sintetici come il poliestere possono contribuire all’esposizione rilasciando microfibre. Le fibre naturali rappresentano una scelta più sicura per ridurre il rilascio di particelle.

Sudare aiuta davvero contro le sostanze plastiche?

Diversi composti chimici rilasciati dalla plastica, come il bisfenolo A, vengono espulsi in quote significative con il sudore e l’urina. L’attività fisica e la sauna possono quindi supportare attivamente i processi escretori dell’organismo.

Fonti e riferimenti scientifici

Revisioni sistematiche, metanalisi e studi controllati relativi ai temi trattati in questo articolo. Ciascun link è stato verificato in data 16.08.2026.

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Simon G. - GesundeFakten Redaktion