GIOVEDI 20 AGOSTO 2026
Simbolo luminoso della vitamina C circondato da peperone, broccoli, arancia e fragola freschigenerato con IA

Verdure con vitamina C: la classifica delle 15 migliori

Le verdure ricche di vitamina C sono la chiave per un sistema immunitario forte e una salute ottimale. Mentre molte persone ricorrono agli integratori, la ricerca scientifica dimostra chiaramente che l’organismo assorbe l’acido ascorbico da fonti naturali molto meglio rispetto alle compresse. Con le giuste verdure, la vitamina C necessaria per raggiungere i 200 mg giornalieri raccomandati si assume con estrema facilità, senza alcun bisogno di supplementi sintetici. In questo articolo scoprirai quali verdure con vitamina C integrare nella tua alimentazione e come preservarne il massimo contenuto nutrizionale attraverso metodi di preparazione intelligenti.

Punti chiave

  • L’ortica è la campionessa assoluta: con 333 mg di vitamina C per 100 g, l’ortica ne contiene più di sei volte rispetto ad arance e limoni.
  • I cavoli dominano la top 15: 7 delle 15 verdure a più alto contenuto di vitamina C appartengono alla famiglia delle brassicacee; cavoletti di Bruxelles e cavolo riccio (kale) guidano la classifica con 110 mg per 100 g ciascuno.
  • 200 mg al giorno è la dose ottimale: l’organismo assorbe fino al 100% della vitamina C introdotta fino a una quota di 200 mg giornalieri; l’eccesso viene in gran parte eliminato.
  • Il consumo a crudo protegge i nutrienti: data la termolabilità della vitamina C, è preferibile consumare gli ortaggi più ricchi crudi o leggermente scottati.
  • Gli alimenti battono gli integratori: gli studi dimostrano che l’assunzione regolare di cibi ricchi di vitamina C riduce il rischio di ictus, mentre le pillole di sintesi non hanno mostrato un analogo effetto protettivo.
  • Bastano 5 porzioni: consumando 5 porzioni quotidiane tra frutta e verdura (con circa 50 mg di vitamina C ciascuna), si raggiunge con facilità la concentrazione ideale nel sangue per coprire il fabbisogno giornaliero.
  • Verdure invernali per le difese: cavolo riccio, cavoletti di Bruxelles e rafano non sono solo ricchi di acido ascorbico, ma apportano anche glucosinolati e oli essenziali antimicrobici utili contro le infezioni stagionali.
  • Sinergia nutrizionale: le verdure a foglia verde e gli altri ortaggi forniscono contemporaneamente minerali, acido folico, antiossidanti naturali e favoriscono l’assorbimento del ferro, garantendo un pacchetto nutrizionale completo che le vitamine isolate non possono offrire.

Perché 200 mg di vitamina C al giorno rappresentano la dose ottimale

Come è stata calcolata la dose ideale di vitamina C?

I livelli di assunzione di riferimento (come i LARN definiti dalla SINU e dal CREA) per la vitamina C sono stati storicamente determinati con l’obiettivo prioritario di prevenire lo scorbuto, applicando un margine di sicurezza. Tuttavia, la quantità minima necessaria a scongiurare stati carenziali non coincide necessariamente con il dosaggio ideale per una salute ottimale. Per questo i ricercatori hanno scelto un approccio più scientifico: analizzare direttamente la risposta metabolica dell’organismo.

Attraverso indagini sistematiche sull’assorbimento e sull’escrezione dell’acido ascorbico, gli scienziati hanno scoperto un meccanismo fisiologico fondamentale: quando assumi 15 mg di vitamina C – all’incirca la quantità presente in uno spicchio d’arancia – il corpo ne assorbe quasi il 90%. Al contrario, a fronte di una dose di 1.250 mg proveniente da un integratore in compresse, la capacità di assorbimento intestinale crolla al di sotto del 50%. L’organismo rileva l’eccesso e limita attivamente l’ulteriore passaggio attraverso la mucosa enterica.

Cosa avviene nell’organismo assumendo 200 mg di vitamina C al giorno?

La soglia fisiologica ottimale si colloca intorno ai 200 mg al giorno. Fino a questo valore, l’organismo assimila la vitamina C in modo pressoché completo. Oltre i 200 mg, i meccanismi di trasporto intestinale iniziano a saturarsi. Al contempo, i reni modulano il riassorbimento nel flusso sanguigno, stabilizzando i livelli plasmatici tra 70 e 80 micromoli per litro, che corrispondono alla concentrazione ideale.

Anche assumendo integratori a dosi dieci volte superiori – ovvero 2.000 mg al giorno – il corpo provvede a espellere il surplus attraverso le urine per mantenere i valori ematici entro questo intervallo ristretto. Questi meccanismi di autoregolazione dimostrano chiaramente come l’organismo umano sia programmato per gestire al meglio un apporto giornaliero di circa 200 mg di vitamina C.

Quale ruolo gioca la vitamina C nella prevenzione dell’ictus?

La raccomandazione dei 200 mg trova solido riscontro nei dati epidemiologici. Le metanalisi di studi prospettici evidenziano che il rischio di ictus risulta significativamente più basso nei soggetti con un apporto quotidiano di vitamina C pari a circa 200 mg. Un dato di particolare rilievo: questa azione protettiva si manifesta esclusivamente con la vitamina C assunta tramite gli alimenti, non attraverso supplementi artificiali.

Mentre il consumo regolare di verdure con vitamina C è associato a una minore incidenza di infarti e patologie cerebrovascolari, gli integratori antiossidanti non hanno mostrato benefici comparabili negli studi clinici controllati. Ciò conferma la netta superiorità delle fonti alimentari naturali rispetto ai singoli nutrienti isolati.

Frutta e verdura con più vitamina C: la top 15 delle migliori verdure

Quali verdure contengono più vitamina C?

1. Ortica (333 mg/100g): La vera sorpresa tra le verdure del nostro territorio. A lungo considerata una comune pianta infestante, l’ortica (Urtica) si rivela un autentico concentrato di benessere. Con 333 mg di vitamina C per 100 g, supera arance e limoni di oltre sei volte. Apporta inoltre quantità generose di magnesio, calcio e provitamina A. Le foglie tenere, consumate cotte come gli spinaci, arricchiscono la dieta in tisane, risotti, pesti o vellutate.

2. Prezzemolo (160 mg/100g): Questa diffusissima erba aromatica è molto più di una decorazione per i piatti. Il prezzemolo (Petroselinum crispum), oltre al suo aroma caratteristico, offre una straordinaria densità di vitamina C. Poiché viene impiegato quasi sempre a crudo, preserva intatto l’intero corredo vitaminico. Un cucchiaio abbondante di prezzemolo fresco tritato su insalate, primi piatti o secondi a base di pesce contribuisce in modo concreto all’apporto giornaliero.

3. Aglio orsino (150 mg/100g): Tipico ortaggio spontaneo primaverile, l’aglio orsino (Allium ursinum) è molto apprezzato sia in cucina sia in ambito nutrizionale. Con 150 mg di vitamina C per 100 g, costituisce una fonte eccellente di acido ascorbico. Si raccoglie nei boschi durante i primi mesi caldi o si coltiva nell’orto. Attenzione durante la raccolta spontanea: può essere confuso con piante tossiche come il mughetto o il colchico d’autunno; accertati sempre della presenza dell’inconfondibile profumo d’aglio.

4. Peperoni (140 mg/100g): Un grande classico tra gli ortaggi ad alta densità nutritiva. I peperoni (Capsicum) contengono fino a 140 mg di vitamina C per 100 g, con differenze legate allo stadio di maturazione: i peperoni rossi maturi presentano concentrazioni nettamente superiori rispetto a quelli verdi ancora acerbi. Ottimi crudi in pinzimonio, nelle insalate estive o saltati rapidamente in padella, uniscono dolcezza e grandi proprietà antiossidanti.

5. Rafano / Barbaforte (114 mg/100g): Questa radice dal gusto intensamente piccante (Armoracia rusticana) regala vivacità alle pietanze e ben 114 mg di vitamina C per 100 g. La sua caratteristica distintiva risiede negli oli di senape ad azione antibatterica e balsamica, utili per sostenere le prime vie respiratorie. Nella stagione fredda, il rafano fresco grattugiato su carni, legumi o salse rappresenta un prezioso alleato.

Quali varietà di cavolo sono particolarmente ricche di vitamina C?

6. Cavoletti di Bruxelles (110 mg/100g): Tra le crucifere, i cavoletti di Bruxelles (Brassica oleracea var. gemmifera) guidano la classifica per contenuto vitaminico. Con 110 mg per 100 g, sono un eccezionale supporto per le difese dell’organismo. Forniscono inoltre acido folico, essenziale per la rigenerazione cellulare, e sostanze fitochimiche che ne potenziano l’efficacia protettiva.

7. Cavolo riccio / Kale (110 mg/100g): Re incontrastato della tavola invernale, il cavolo riccio (Brassica oleracea var. sabellica) eguaglia i cavoletti con 110 mg di vitamina C per 100 g. Si distingue anche per l’ottimo profilo proteico vegetale ed è una ricca fonte di potassio, magnesio e ferro. Dalle zuppe contadine ai frullati verdi fino alle chips al forno, offre grande versatilità in cucina.

8. Broccoli (95 mg/100g): I broccoli (Brassica oleracea var. italica) rientrano tra gli ortaggi più salutari in assoluto. Con 95 mg di vitamina C per 100 g da crudi, abbondanza di carotenoidi, vitamine del gruppo B, potassio, calcio e fosforo, costituiscono una miniera nutrizionale. Preparati con una breve cottura a vapore, conservano la loro brillante tonalità verde e la quasi totalità dei micronutrienti.

10. Cavolfiore (69 mg/100g): Il cavolfiore (Brassica oleracea var. botrytis) apporta 69 mg di vitamina C per 100 g, insieme a folati e preziosi sali minerali. Il suo sapore delicato lo rende adatto a molteplici preparazioni: dai contorni leggeri al “riso” di cavolfiore tritato a crudo, fino alle bistecche vegetali gratinate.

11. Cavolo rapa (62 mg/100g): Questo ortaggio croccante (Brassica oleracea var. gongylodes) è ideale da consumare a crudo e contiene 62 mg di vitamina C per 100 g. Tagliato a bastoncini per uno spuntino fresco o grattugiato nelle insalate miste, apporta anche buone quantità di potassio, calcio e magnesio.

13. Cavolo rosso (57 mg/100g): Il cavolo cappuccio rosso (Brassica oleracea convar. capitata var. rubra) dona colore e micronutrienti alla tavola. Con 57 mg di vitamina C per 100 g, vitamina E e un ricco profilo di antociani – potenti antiossidanti naturali –, è un ortaggio prezioso per la stagione autunnale e invernale, noto per la sua azione protettiva contro lo stress ossidativo.

15. Cavolo verza (50 mg/100g): La verza (Brassica oleracea convar. capitata var. sabauda) chiude l’elenco delle crucifere ma garantisce un apporto nutrizionale di tutto rispetto. Con 50 mg di vitamina C per 100 g, un contenuto proteico doppio rispetto al cavolo rosso e una buona presenza di ferro e fosforo, è un ingrediente nutriente e confortevole per zuppe e piatti caldi.

Quali altri ortaggi rappresentano ottime fonti di vitamina C?

9. Finocchio (93 mg/100g): Il finocchio (Foeniculum vulgare) è da sempre apprezzato per le proprietà carminative e digestive dei suoi oli essenziali. Con 93 mg di vitamina C per 100 g, contribuisce attivamente al buon funzionamento del sistema immunitario. Il suo gusto fresco e leggermente dolce con note d’anice valorizza insalate a crudo, pinzimoni e contorni leggeri.

12. Rucola (62 mg/100g): La rucola (Eruca sativa) fornisce 62 mg di vitamina C per 100 g ed esprime il meglio delle sue proprietà se consumata cruda in insalata. I composti solforati le conferiscono il tipico gusto amarognolo e piccante, sostenendo le difese naturali soprattutto durante i cambi di stagione.

14. Spinaci (50 mg/100g): Al di là del celebre mito legato al ferro, gli spinaci (Spinacia oleracea) si confermano un ottimo alimento apportando circa 50 mg di vitamina C per 100 g da crudi. Gustati come spinacini novelli in insalata o scottati per pochi istanti, sostengono l’organismo e, grazie all’acido ascorbico, migliorano sensibilmente l’assorbimento del ferro di origine vegetale.

Broccoli e cavoli: i campioni nascosti di vitamina C

Perché le varietà di cavolo contengono così tanta vitamina C?

Un dato lampante emerge dalla classifica delle migliori fonti vegetali: quasi la metà degli ortaggi più ricchi – ben 7 su 15 – appartiene alla famiglia delle crucifere. Questa concentrazione non è casuale: broccoli e cavoli (Brassica oleracea) hanno sviluppato per via evolutiva una straordinaria capacità di accumulare acido ascorbico e molecole fitochimiche protettive.

Oltre alla vitamina C, i cavoli sono ricchi di glucosinolati, composti solforati che durante il taglio e la masticazione si convertono in isotiocianati dalle riconosciute proprietà antimicrobiche e di protezione cellulare. L’interazione naturale tra vitamina C, acido folico, sali minerali e bioflavonoidi trasforma queste verdure in veri pilastri della nutrizione preventiva.

Quali cavoli scegliere durante i mesi invernali?

Nel periodo invernale, quando raffreddori e sindromi da raffreddamento si intensificano, i cavoli offrono il loro supporto più prezioso. Cavolo riccio e cavoletti di Bruxelles – entrambi con 110 mg di vitamina C per 100 g – sono ortaggi di stagione tipicamente freddi, disponibili proprio nel momento in cui le difese immunitarie necessitano del massimo sostegno.

Il cavolo riccio viene tradizionalmente raccolto dopo le prime gelate: l’esposizione al freddo favorisce la trasformazione degli amidi in zuccheri, ingentilendone il sapore. Anche i cavoletti di Bruxelles sviluppano una nota più aromatica e gradevole dopo i primi geli. Entrambi si conservano a lungo, garantendo una riserva costante di cibi ricchi di vitamina C per tutta la stagione fredda.

Come cucinare i cavoli per preservare le vitamine?

Data la termolabilità della vitamina C, le modalità di cottura fanno una differenza sostanziale. Varietà come il cavolo rapa e il cavolo rosso possono essere consumate crude tagliate finemente. Per cavoletti di Bruxelles, cavolo riccio e broccoli, è consigliabile optare per una rapida scottatura o per la cottura a vapore a temperature moderate.

Evita di lessare a lungo i cavoli in grandi quantità d’acqua: questo metodo può disperdere fino al 50% della vitamina C per effetto del calore e della solubilizzazione nell’acqua di cottura. La soluzione ideale consiste nella cottura a vapore con cestello o nella stufatura rapida con coperchio e pochissimo liquido. In questo modo si protegge la vitamina C negli alimenti cotti e si mantengono intatti il colore brillante, la consistenza croccante e il gusto naturale degli ortaggi.

Preparazione corretta: come preservare nelle verdure la vitamina C

Perché le verdure con vitamina C andrebbero consumate crude?

Nelle verdure la vitamina C (acido ascorbico) è estremamente sensibile al calore, alla luce e all’ossigeno. A causa della sua spiccata termolabilità, già a temperature superiori a 60 °C inizia a degradarsi rapidamente. Durante la bollitura in acqua, a seconda della durata e della temperatura, si può perdere tra il 30% e il 70% del contenuto vitaminico originario. Per questo motivo, ogni volta che è possibile, è consigliabile consumare crude le verdure a foglia verde e gli altri ortaggi ricchi di nutrienti.

Tra le opzioni ideali da gustare crude troviamo peperoni rossi, cavolo rapa, rucola, prezzemolo e aglio orsino. Anche il cavolo cappuccio rosso è ottimo tagliato finemente in insalata. Persino broccoli e cavoli come il cavolfiore possono essere consumati crudi se affettati molto sottili: una scelta che non solo protegge le vitamine, ma offre anche una consistenza piacevolmente croccante.

Come sbianchire correttamente le verdure?

Se preferisci non mangiare a crudo le verdure per assumere vitamina C, una rapida sbianchitura è la migliore alternativa. Con questo metodo, la verdura viene immersa solo brevemente – solitamente per 1-3 minuti – in acqua bollente e subito dopo raffreddata in acqua e ghiaccio. Questa tecnica blocca le reazioni enzimatiche, mantiene vivo il colore naturale e preserva molte più vitamine rispetto a una cottura prolungata.

La perdita di vitamina C con la sbianchitura si attesta solo sul 10-30%, contro il 50-70% della bollitura tradizionale. Abbi cura di impiegare poca acqua e di ridurre al minimo il tempo di cottura. La verdura deve rimanere croccante: un accorgimento ideale sia per la salute sia per il gusto.

Vitamina C e alimenti cotti: quali metodi di cottura sono più delicati?

Oltre al consumo a crudo, le tecniche culinarie che salvaguardano maggiormente i nutrienti sono:

  • Cottura a vapore: la verdura cuoce sopra il vapore, senza entrare a contatto diretto con l’acqua. Perdita vitaminica limitata al 15-25%.
  • Stufatura: cottura a fuoco dolce con pochissimo liquido e coperchio chiuso. Perdita di vitamina C compresa tra il 20% e il 30%.
  • Sbianchitura: breve immersione in acqua bollente con arresto immediato della cottura in acqua ghiacciata. Perdita tra il 10% e il 30%.
  • Microonde: sorprendentemente molto rispettoso del profilo vitaminico grazie ai tempi di esposizione ridotti. Perdita stimata tra il 15% e il 30%.

Evita invece le lunghe bolliture in abbondante acqua, il mantenimento in caldo prolungato e i riscaldamenti ripetuti dei piatti. Prepara le verdure fresche al momento e consumale poco dopo la preparazione.

Le verdure surgelate perdono vitamina C?

Le verdure surgelate contengono spesso più vitamine rispetto a ortaggi apparentemente freschi conservati per diversi giorni. I prodotti destinati al banco freezer vengono surgelati rapidamente subito dopo la raccolta, “bloccando” il loro contenuto vitaminico al massimo grado di freschezza. Con una corretta conservazione domestica a -18 °C, la vitamina C si mantiene stabile per molti mesi.

Al contrario, la verdura fresca lasciata a temperatura ambiente o in frigo perde costantemente nutrienti a causa di luce e ossigeno. Dopo 3-7 giorni di conservazione in frigorifero, il contenuto originario di vitamina C può ridursi del 30-50%. Se non hai tempo di fare la spesa ogni giorno, le verdure surgelate rappresentano una valida alternativa.

Verdure vs integratori di vitamina C: la differenza fondamentale

Perché gli integratori di vitamina C sono meno efficaci delle verdure?

L’evidenza scientifica è unanime: la vitamina C assunta tramite frutta e verdura contribuisce in modo significativo a ridurre il rischio cardiovascolare, mentre gli integratori sintetici non hanno mostrato benefici protettivi paragonabili negli studi clinici controllati. Le meta-analisi su trial randomizzati evidenziano che i supplementi antiossidanti isolati non offrono una reale protezione preventiva contro infarto o ictus.

Il motivo risiede nella sinergia nutrizionale: le verdure con vitamina C non forniscono mai una singola molecola isolata, bensì una matrice complessa di antiossidanti naturali, minerali, fibre, flavonoidi e composti bioattivi. Lavorando all’unisono, questi elementi supportano attivamente il sistema immunitario e facilitano l’assorbimento del ferro.

L’ortica ne è un chiaro esempio: oltre a fornire circa 333 mg di vitamina C per 100 g, apporta magnesio, calcio, vitamina A, ferro e fibre ricche di clorofilla. Il corpo umano riconosce e assimila in modo ottimale questo mix nutrizionale, mentre una comune pillola contiene esclusivamente acido ascorbico isolato.

Come viene assorbita la vitamina C dagli integratori?

La biodisponibilità della vitamina C assunta tramite integratori diminuisce drasticamente all’aumentare della dose. Se a bassi dosaggi alimentari (15 mg) l’organismo ne assorbe circa il 90%, con supplementi ad alto dosaggio (1.250 mg) l’assorbimento crolla al di sotto del 50%. L’intestino riconosce la concentrazione eccessiva e limita attivamente il passaggio attraverso la mucosa.

Anche assumendo 2.000 mg di vitamina C in compresse – dieci volte la dose ottimale giornaliera –, il corpo espelle la maggior parte del surplus tramite urina e feci. I livelli ematici restano sostanzialmente identici a quelli ottenuti con 200 mg da alimenti freschi. L’organismo tollera l’eccesso poiché la vitamina C è idrosolubile e priva di tossicità diretta, ma non ne trae alcun vantaggio concreto.

In quali situazioni possono essere utili gli integratori di vitamina C?

In alcuni casi specifici l’integrazione mirata può essere opportuna: in presenza di una carenza clinica diagnosticata, durante patologie con fabbisogno aumentato, a fronte di regimi alimentari fortemente restrittivi o qualora problematiche mediche impediscano il consumo di cibi freschi.

Per la popolazione generale, tuttavia, consumare 5 porzioni al giorno tra frutta e verdura consente di raggiungere facilmente i 200 mg ottimali di vitamina C, garantendo un apporto nutrizionale completo che nessun integratore può eguagliare. È preferibile investire nella qualità degli ortaggi freschi piuttosto che in costosi supplementi in farmacia.

Come raggiungere 200 mg al giorno con cibi ricchi di vitamina C

Quante porzioni di verdura servono per 200 mg di vitamina C?

La regola base è semplice: una porzione media di frutta o verdura apporta indicativamente 50 mg di acido ascorbico. Con 5 porzioni al giorno si raggiungono facilmente 250 mg, superando con sicurezza la soglia ottimale di 200 mg. L’indicazione delle 5 porzioni quotidiane raccomandata dal CREA e dal Ministero della Salute poggia proprio su queste evidenze fisiologiche.

La concentrazione di acido ascorbico varia sensibilmente a seconda della specie vegetale. Mentre bastano circa 60 g di ortica per ottenere 200 mg, per la verza ne servono circa 400 g. Scegliendo con attenzione gli ingredienti, è possibile coprire il proprio fabbisogno giornaliero anche solo con 2-3 porzioni di frutta e verdura con più vitamina C.

Quali sono i piani giornalieri pratici per assumere abbastanza vitamina C?

Esempio 1 – Giornata a base di crucifere:

  • Colazione: smoothie con 30 g di prezzemolo fresco (48 mg)
  • Pranzo: 100 g di cavoletti di Bruxelles cotti a vapore come contorno (110 mg)
  • Spuntino: 1 peperone rosso crudo (ca. 100 g = 140 mg)
  • Totale: 298 mg – ampiamente sopra l’obiettivo!

Esempio 2 – Giornata a crudo:

  • Colazione: pinzimonio con 100 g di peperoni rossi crudi a bastoncino (140 mg)
  • Pranzo: insalata mista con 50 g di rucola (31 mg) e abbondante prezzemolo (20 g = 32 mg)
  • Cena: 100 g di cavolo rapa tagliato sottile a crudo (62 mg)
  • Totale: 265 mg – quota ottimale raggiunta!

Esempio 3 – Piano invernale:

  • Colazione: centrifugato verde con 20 g di prezzemolo (32 mg)
  • Pranzo: 150 g di cavolo riccio stufato (ca. 140 mg al netto delle perdite di cottura)
  • Cena: insalata di broccoli crudi da 80 g (76 mg)
  • Totale: 248 mg – più che sufficiente!

A cosa prestare attenzione durante la spesa?

La freschezza è l’elemento decisivo: più l’ortaggio è fresco, maggiore è la presenza di micronutrienti. Scegli preferibilmente prodotti locali e di stagione: le verdure raccolte a maturazione completa e con una filiera corta conservano concentrazioni vitaminiche nettamente superiori rispetto a merci d’importazione raccolte precocemente.

Nei mesi freddi privilegia cavoli classici come cavolo riccio, cavoletti di Bruxelles, verza e cavolo rosso, ideali per la loro ricchezza di nutrienti. Con l’arrivo della primavera, aglio orsino ed erbe aromatiche fresche completano la dieta. Peperoni rossi, broccoli e prezzemolo restano invece ottimi alleati disponibili lungo tutto l’anno.

Riponi gli ortaggi al fresco, al riparo dalla luce e per pochi giorni. Consuma le verdure più ricche di acido ascorbico entro 2-3 giorni dall’acquisto. Se prevedi tempi di conservazione più lunghi, orientati sui prodotti surgelati, che mantengono un profilo nutrizionale migliore rispetto a verdure rimaste a lungo in frigo.

Si può assumere troppa vitamina C dalle verdure?

No, un sovradosaggio tramite alimenti naturali è praticamente impossibile. La vitamina C è idrosolubile e le quantità in eccesso vengono comodamente eliminate per via renale. Anche assumendo 500-1.000 mg al giorno attraverso le verdure, l’organismo stabilizza in autonomia i livelli plasmatici entro valori ideali.

A differenza delle vitamine liposolubili (A, D, E, K), che possono accumularsi nei tessuti, per i composti idrosolubili non si corre il rischio di ipervitaminosi alimentare. I processi fisiologici – assorbimento controllato a livello intestinale ed escrezione renale – mantengono un equilibrio perfetto.

L’unica eccezione riguarda soggetti con patologie renali o anomalie metaboliche specifiche, per i quali dosaggi molto elevati devono essere concordati con il medico. Per tutti gli altri soggetti sani vale una regola chiara: più verdure fresche e ricche di vitamine si consumano, meglio è per l’organismo.

Simon G. - GesundeFakten Redaktion