MERCOLEDI 19 AGOSTO 2026
Donna che usa il filo interdentale tra i denti bianchi per una corretta igiene oralegenerato con IA

Filo interdentale prima o dopo: qual è l’ordine corretto?

La questione se passare il filo interdentale prima o dopo lo spazzolino impegna dentisti e pazienti da decenni. Mentre oltre l’80% delle persone non usa il filo con regolarità, persino tra gli odontoiatri regna il disaccordo sulla sequenza ideale per una corretta igiene orale. Uno studio clinico randomizzato e controllato del 2018 ha finalmente fornito una risposta chiara, giungendo a conclusioni sorprendenti.

Punti chiave

  • Sequenza ottimale confermata: Uno studio controllato randomizzato del 2018 dimostra che usare PRIMA il filo interdentale e DOPO lo spazzolino porta a una maggiore riduzione della placca batterica e a una migliore ritenzione di fluoro negli spazi interdentali.
  • Evidenze sul filo interdentale deboli, ma presenti: Solo 3 studi su 11 hanno riscontrato un beneficio statisticamente significativo in aggiunta al normale spazzolamento. Il problema risiede nella qualità metodologica degli studi, non nella reale efficacia del presidio.
  • Controversia nell’odontoiatria: Alcuni critici hanno paragonato i sostenitori del filo interdentale ai “terrapiattisti”; questo dibattito evidenzia i limiti metodologici della ricerca odontoiatrica passata.
  • Gli spazi interdentali sono zone critiche: Il 40% delle superfici dei denti corrisponde a zone interprossimali difficili da raggiungere, dove placca batterica e tartaro tendono ad accumularsi indisturbati.
  • Tutti i tipi di filo sono ugualmente efficaci: Filo interdentale cerato contro non cerato, resistente allo sfilacciamento o standard: non emerge alcuna differenza significativa nella rimozione della placca.
  • Il ruolo del fluoro è determinante: La sequenza con filo interdentale prima dello spazzolamento consente al fluoro del dentifricio di penetrare a fondo negli spazi interdentali appena liberati, proteggendo lo smalto dentale.

Filo interdentale: tra evidenze scientifiche e controversie

A cosa serve davvero il filo interdentale?

Per anni si è data per scontata la tesi secondo cui il filo interdentale è in grado di rimuovere fino all’80% della placca batterica presente tra i denti. Questa percentuale deriva da studi clinici in cui ai partecipanti veniva chiesto di passare il filo solo su metà dell’arcata dentale, utilizzando l’altra metà come gruppo di controllo.

In uno di questi studi, ai soggetti è stato chiesto di non spazzolare i denti inferiori per tre settimane, consentendo l’accumulo indisturbato della placca. Successivamente, il filo è stato utilizzato solo tra i denti di una metà della bocca. I risultati dopo tre settimane hanno evidenziato:

  • Circa il 60% di riduzione della placca rispetto ai denti di controllo
  • Una riduzione significativa della gengivite (infiammazione gengivale)
  • Minore sanguinamento al sondaggio parodontale
  • Un miglioramento generale dei parametri infiammatori della papilla gengivale

Tuttavia: queste ricerche hanno dimostrato unicamente che passare il filo è meglio che NON fare assolutamente nulla. La domanda fondamentale restava aperta: associare filo interdentale e spazzolino da denti è davvero più efficace rispetto al SOLO utilizzo dello spazzolino?

La controversia: “Credere al filo interdentale come alla fatina dei denti”

Il dibattito scientifico si è acceso nel 2008 con la pubblicazione di un articolo provocatorio. I critici sostenevano:

“La raccomandazione di usare il filo interdentale si basa principalmente sul buon senso, ma il buon senso non equivale alla prova scientifica.”

L’analisi è stata severa: su 11 studi analizzati sistematicamente, solo 3 hanno evidenziato un beneficio clinicamente significativo derivante dall’aggiunta del filo allo spazzolamento quotidiano. Alcuni scettici sono arrivati al punto di paragonare i dentisti favorevoli al filo ai sostenitori del terrapiattismo:

“L’odontoiatria è una professione che rifiuta la realtà. Oltre l’80% delle persone non usa il filo interdentale con regolarità: forse hanno ragione le masse e hanno torto i medici. Il filo interdentale non funziona, accettatelo! Forse credere nel filo interdentale è come credere alla fatina dei denti.”

Perché le evidenze erano deboli? Il problema della qualità degli studi

Dal 2008 in poi sono stati condotti nuovi studi clinici. La revisione Cochrane del 2011 e le successive revisioni sistematiche hanno mostrato che esiste quantomeno una discreta evidenza sul miglioramento della gengivite, mentre i dati su una rimozione addizionale della placca rimangono modesti.

Il problema principale, tuttavia, non risiede nello strumento in sé, ma nella qualità metodologica degli studi condotti:

  • Campioni ridotti: molti studi contavano meno di 30 partecipanti
  • Periodi di osservazione troppo brevi: spesso limitati a sole 2-4 settimane
  • Assenza di standardizzazione: non veniva controllato il modo in cui i partecipanti eseguivano l’uso del filo interdentale
  • Endpoint eterogenei: impiego di indici di placca e metodologie di misurazione differenti
  • Mancanza di cecità: i partecipanti sapevano perfettamente se stavano utilizzando o meno il filo

Come sottolineato in una replica a difesa del filo interdentale nel 2017: “A essere debole è la metodologia degli studi che analizzano l’efficacia del filo interdentale, non l’efficacia del filo interdentale in sé.”

Perché l’industria non finanzia studi clinici migliori?

La risposta è pragmatica: tutte le tipologie di filo risultano ugualmente efficaci. Gli studi comparativi tra filo interdentale cerato e non cerato, tra varianti sottili e spesse, o tra versioni standard e ad alta resistenza, non mostrano ALCUNA differenza statisticamente significativa nella rimozione della placca batterica.

Perché un’azienda dovrebbe investire milioni di euro in una sperimentazione clinica che dimostrerebbe solo l’utilità del filo in generale, senza provare la superiorità del proprio prodotto rispetto a quello della concorrenza? Questa assenza di ritorno commerciale spiega la carenza di grandi studi sponsorizzati.

Filo interdentale prima o dopo: i risultati dello studio del 2018

Filo interdentale prima o dopo lo spazzolino? Il dibattito

Anche riconoscendo l’utilità della pulizia interdentale, la sequenza temporale corretta è rimasta a lungo oggetto di discussione. Due scuole di pensiero contrapponevano argomentazioni apparentemente logiche:

Gruppo 1: PRIMA il filo interdentale, POI lo spazzolino

  • Il filo disgrega i residui di cibo e la placca tra i denti
  • Lo spazzolino da denti spazza via i detriti appena mobilizzati
  • Il fluoro del dentifricio penetra più facilmente negli spazi interdentali ormai liberi
  • Nessun residuo ristagna tra dente e dente

Gruppo 2: PRIMA lo spazzolino, POI il filo interdentale

  • Lo spazzolino rimuove la maggior parte della placca e dei residui superficiali
  • Il filo aiuta a veicolare i residui di fluoro del dentifricio nelle zone interdentali
  • Il passaggio finale con il filo funge da barriera protettiva conclusiva

Entrambe le tesi apparivano plausibili. Tuttavia, come spesso accade nella ricerca medica, non è possibile avere certezze finché l’ipotesi non viene verificata sperimentalmente.

Lo studio Mazhari del 2018: randomizzato, controllato, inequivocabile

Mazhari et al. (2018) hanno condotto il primo studio controllato randomizzato incentrato proprio su questo quesito clinico: “The effect of toothbrushing and flossing sequence on interdental plaque reduction and fluoride retention”.

Il protocollo dello studio:

  • Assegnazione casuale dei partecipanti a due gruppi distinti
  • Gruppo 1: filo interdentale PRIMA, spazzolamento DOPO
  • Gruppo 2: spazzolamento PRIMA, filo interdentale DOPO
  • Parametri misurati: indice di placca interdentale e concentrazione di fluoro negli spazi interdentali

L’esito è stato netto: l’impiego del filo interdentale come primo passaggio è risultato superiore in entrambi i parametri.

Il gruppo che ha utilizzato prima il filo e poi lo spazzolino ha evidenziato:

  • Una riduzione della placca significativamente maggiore nelle aree interdentali
  • Concentrazioni di fluoro nettamente più elevate a livello interprossimale
  • Una pulizia complessiva migliore dell’intera arcata dentale

Perché passare il filo interdentale prima dello spazzolino funziona meglio?

La spiegazione si fonda sulla dinamica meccanica della pulizia:

Se il filo viene utilizzato DOPO lo spazzolamento:

  1. Lo spazzolino rimuove la placca dalle superfici esterne e masticatorie dei denti
  2. Il filo rimuove e mobilizza ulteriori detriti accumulati tra i denti
  3. Criticità: questi depositi rimossi rimangono intrappolati nel cavo orale senza essere spazzati via efficacemente
  4. Il fluoro applicato con il dentifricio viene in gran parte diluito e rimosso dal risciacquo successivo

Se il filo viene utilizzato PRIMA dello spazzolamento:

  1. Il filo disgrega la placca batterica e i residui alimentari negli spazi interdentali
  2. Il successivo passaggio con lo spazzolino rimuove via tutti i detriti mobilizzati, facilitandone l’eliminazione con la schiuma del dentifricio
  3. Il fluoro del dentifricio fresco entra direttamente a contatto con le superfici interdentali pulite, remineralizzando lo smalto dentale
  4. Si ottiene una ritenzione prolungata del fluoro proprio dove il rischio di carie interdentale è più elevato

Gli esperti di prevenzione dentale e le società scientifiche confermano questa impostazione: i detriti rimossi dagli spazi tra i denti vengono allontanati meccanicamente dallo spazzolino e non restano depositati sulle superfici dentali. Al contempo, il fluoro contenuto nel dentifricio penetra indisturbato negli interstizi per svolgere la sua azione protettiva.

La routine ideale per la tua igiene orale

Sulla base delle evidenze cliniche attuali, la sequenza raccomandata per l’igiene quotidiana è la seguente:

  1. Fase 1: Scovolino o filo interdentale – Pulizia accurata degli spazi interdentali (che costituiscono circa il 40% dell’intera superficie dentale)
  2. Fase 2: Spazzolino da denti con dentifricio al fluoro – Spazzolamento per almeno 2 minuti su tutte le superfici dei denti
  3. Fase 3 (opzionale): Collutorio al fluoro – Prolunga il tempo di contatto con gli attivi e rafforza la protezione dello smalto

Frequenza: spazzolare i denti almeno due volte al giorno (mattina e sera) e detergere gli spazi interdentali almeno una volta al giorno in modo scrupoloso, preferibilmente la sera.

Uso del filo interdentale: la tecnica corretta

Uso del filo interdentale: la guida passo dopo passo

L’efficacia della pulizia interdentale dipende in larga misura dalla corretta esecuzione manuale. Molte ricerche passate non verificavano le modalità di utilizzo da parte dei pazienti, il che spiega in parte la variabilità dei risultati scientifici.

La tecnica raccomandata:

  1. Porzione adeguata: tagliare circa 40-50 cm di filo interdentale
  2. Avvolgimento: arrotolare la maggior parte del filo attorno al dito medio di ciascuna mano, lasciando circa 2-3 cm di filo teso tra le mani
  3. Presa: guidare il filo tenendolo saldamente con pollici e indici
  4. Inserimento delicato: far scivolare il filo con delicatezza nello spazio interdentale, con un leggero movimento a zig-zag, evitando di forzarlo a scatto per non traumatizzare la gengiva
  5. Formazione della “C”: abbracciare la superficie laterale del dente curvando il filo a forma di C
  6. Movimento verticale: scendere delicatamente nel solco gengivale (1-2 mm) e far scorrere il filo dal basso verso l’alto lungo la parete del dente
  7. Detergere entrambi i lati: ogni spazio interdentale è composto da DUE superfici dentali contigue; ripetere il movimento a C anche sul dente adiacente
  8. Sezione pulita: passare a una porzione pulita di filo per ogni spazio interdentale successivo

Errori frequenti da evitare:

  • Utilizzare uno spezzone di filo troppo corto, riutilizzando lo stesso tratto sporco per tutta la bocca
  • Effettuare movimenti orizzontali a sega senza curvare il filo a C: in questo modo si pulisce solo il punto di contatto senza detergere la superficie del dente
  • Esercitare una pressione eccessiva ferendo la papilla gengivale
  • Mantenere un’azione superficiale senza raggiungere il margine gengivale
  • Pulire solo una delle due pareti dello spazio interdentale, dimezzando l’efficacia dell’igiene

Quanto a fondo inserire il filo interdentale?

Il filo deve scorrere con delicatezza circa 1-2 mm al di sotto del margine gengivale, all’interno del solco gengivale (il piccolo spazio naturale tra dente e tessuto gengivale). È proprio in questa sede che la placca batterica si accumula con maggiore facilità, innescando processi di gengivite.

Attenzione: in presenza di gengive sane, questo solco ha una profondità fisiologica compresa tra 1 e 3 mm. Nei pazienti con parodontite, le tasche possono raggiungere profondità maggiori (4-12 mm). Un inserimento troppo energico rischia di lesionare i tessuti molli e provocare recessioni gengivali.

Se durante l’uso il filo provoca dolore persistente o sanguinamento abbondante, è opportuno consultare il proprio dentista o igienista dentale per escludere la presenza di gengivite o parodontite.

Quante volte al giorno utilizzare il filo interdentale?

Le principali associazioni odontoiatriche internazionali raccomandano l’impiego del filo almeno una volta al giorno, preferibilmente la sera prima di coricarsi.

Perché la sera?

  • Durante il sonno la produzione di saliva (che possiede naturali proprietà antibatteriche) si riduce notevolmente
  • I batteri della placca hanno a disposizione 7-8 ore per proliferare indisturbati
  • I residui alimentari accumulati durante i pasti della giornata vengono rimossi prima della notte
  • Il fluoro applicato la sera può agire sulle superfici pulite per tutta la notte

In alcuni casi specifici, i professionisti consigliano l’utilizzo del filo due volte al giorno, mattina e sera. Questa indicazione è particolarmente utile in presenza di:

  • Storia pregressa di parodontite o gengivite ricorrente
  • Spazi interdentali particolarmente stretti e soggetti a ritenzione di cibo
  • Apparecchi ortodontici, corone o protesi fisse
  • Elevata predisposizione individuale alla carie interdentale

A che età iniziare a usare il filo interdentale?

Non appena due denti entrano in contatto stretto tra loro, diventa necessario detergere gli spazi interdentali. Nella maggior parte dei bambini ciò si verifica intorno ai 2-3 anni, con l’eruzione completa dei molari decidui.

Indicazioni per fasce d’età:

  • 2-6 anni: sono i genitori a passare delicatamente il filo interdentale
  • 6-10 anni: il bambino impara i movimenti sotto la diretta supervisione dei genitori
  • Dai 10-12 anni in poi: utilizzo autonomo con verifiche periodiche da parte dei genitori

Un’ottima alternativa per i bambini più piccoli è rappresentata dagli archetti tendifilo monouso: essendo dotati di impugnatura ergonomica, risultano più facili da maneggiare e favoriscono l’acquisizione di una corretta abitudine quotidiana.

Tipi di filo interdentale: filo interdentale cerato o non cerato?

Qual è il filo interdentale migliore?

La risposta più sincera: quello che utilizzi davvero con regolarità. Gli studi scientifici non mostrano differenze significative nella rimozione della placca batterica tra i diversi tipi di filo.

Filo interdentale cerato o non cerato?

Uno studio comparativo (Terézhalmy et al., 2008) ha esaminato quattro tipologie di filo interdentale:

  • Filo interdentale standard non cerato
  • Filo interdentale cerato
  • Filo interdentale cerato ad alta resistenza
  • Filo interdentale spugnoso (che si espande a contatto con la saliva)

Il risultato: TUTTE e quattro le tipologie hanno mostrato la stessa efficacia nella rimozione della placca batterica. La scelta dovrebbe quindi basarsi sulle preferenze personali e sulle caratteristiche dei propri spazi interdentali:

Filo interdentale cerato – I vantaggi:

  • Scivola più facilmente tra spazi interdentali stretti
  • Si sfilaccia e si spezza più raramente (più confortevole in caso di punti di contatto ravvicinati)
  • Migliore scorrevolezza, minore attrito
  • Consigliato per chi è alle prime armi o ha denti molto stretti

Filo interdentale non cerato – I vantaggi:

  • Si allarga leggermente tra i denti, offrendo una superficie di contatto maggiore
  • Offre un feedback tattile e acustico (si percepisce la pulizia dallo “stridio” sui denti)
  • Spesso più ecologico (privo di rivestimento in cera)
  • Consigliato per spazi interdentali da normali ad ampi

PFAS nel filo interdentale: è un problema reale?

Uno studio del 2019 ha rilevato concentrazioni elevate di PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche, note come “inquinanti eterni”) in persone che utilizzavano specifiche marche di filo interdentale con rivestimento in Teflon. I PFAS sono associati a potenziali rischi per la salute (interferenze ormonali, rischio oncologico).

Cosa fare?

  • Utilizzare filo non cerato o trattato con cere naturali (cera d’api, cera di candelilla)
  • Evitare prodotti che pubblicizzano diciture come “Glide” o “Easy Slide” a base di PTFE (politetrafluoroetilene)
  • Verificare la presenza di certificazioni PFAS-free
  • Scegliere filo in seta o bambù con rivestimento naturale

Il rischio va comunque contestualizzato: i benefici del filo interdentale per l’igiene orale complessiva superano di gran lunga il potenziale rischio legato ai PFAS. Tuttavia, scegliere alternative prive di PFAS, quando disponibili, rappresenta una scelta prudente e consapevole.

Problemi frequenti e soluzioni: guida all’uso del filo interdentale

Gengive che sanguinano con il filo: è normale o preoccupante?

Un lieve sanguinamento gengivale quando si inizia a usare il filo interdentale o dopo una lunga pausa è un fenomeno comune. Nella maggior parte dei casi segnala una gengivite preesistente (infiammazione gengivale).

Sanguinamento nelle prime 1-2 settimane:

  • È quasi sempre il segno di un’infiammazione che tenderà a guarire proprio grazie all’uso del filo interdentale
  • Continua a passare il filo delicatamente (non interrompere l’igiene interdentale!)
  • Di norma il sanguinamento cessa entro 7-14 giorni di utilizzo costante
  • È un segnale POSITIVO: indica che l’infiammazione è stata intercettata e viene trattata

Sanguinamento persistente o abbondante dopo 2-3 settimane:

  • Può indicare una gengivite avanzata o una parodontite
  • È raccomandata una visita di controllo dal dentista
  • Potrebbe rendersi necessaria una seduta di igiene orale professionale per rimuovere il tartaro sotto-gengivale
  • Forse la tecnica impiegata è troppo aggressiva: procedi con maggiore delicatezza per non ledere la papilla gengivale

L’Eastman Interdental Bleeding Index è il parametro utilizzato negli studi clinici per quantificare la gengivite. Il sanguinamento durante l’uso del filo interdentale è un indicatore sensibile di infiammazione gengivale, molto più accurato della semplice ispezione visiva.

Gengive ritirate a causa del filo interdentale?

La recessione gengivale provocata dal filo è possibile ma rara, ed è quasi sempre conseguenza di una tecnica errata:

Fattori di rischio:

  • Movimenti a sega troppo aggressivi
  • Forzare il passaggio del filo attraverso punti di contatto stretti
  • Inserimento eccessivamente profondo sotto il bordo gengivale
  • Uso di materiali improvvisati (es. filo da cucito, lenza da pesca – accade più spesso di quanto si creda!)

Prevenzione:

  • Esegui movimenti delicati e controllati
  • Fai scivolare il filo con cautela tra i denti evitando che scatti violentemente sulla gengiva
  • In presenza di contatti molto serrati, preferisci un filo interdentale cerato
  • Modella il filo a “C” attorno alla superficie di ciascun dente, senza segare orizzontalmente
  • In caso di dubbi sulla corretta esecuzione, chiedi una dimostrazione al dentista o all’igienista dentale

Attenzione: la causa principale delle gengive ritirate NON è il filo, bensì la parodontite (dovuta a un’igiene orale insufficiente) o uno spazzolamento eccessivamente vigoroso con lo spazzolino da denti.

Perché il filo interdentale ha un cattivo odore dopo l’uso?

L’odore sgradevole che si avverte sul filo interdentale usato è dovuto a:

  • Batteri e loro metaboliti: in particolare i batteri anaerobi producono composti volatili dello zolfo (VSC – Volatile Sulfur Compounds)
  • Residui di cibo in decomposizione: i residui proteici intrappolati tra i denti vengono fermentati dalla flora batterica
  • Placca batterica: il biofilm stesso possiede un odore caratteristico

Paradossalmente, il cattivo odore è la prova tangibile che il filo interdentale era assolutamente necessario: evidenzia quanti batteri e residui ristagnavano negli interstizi. L’uso costante del filo riduce il carico batterico e attenua progressivamente qualsiasi cattivo odore.

Se l’odore è molto intenso o putrido:

  • Potrebbe trattarsi di una carie interdentale profonda
  • Parodontite con tasche gengivali profonde
  • Residui alimentari impattati cronicamente
  • Si consiglia un controllo odontoiatrico accurato

Di cosa è fatto il filo interdentale?

Il filo interdentale tradizionale è composto da:

  • Nylon (poliammide): la maggior parte dei fili in commercio è costituita da filamenti di nylon
  • PTFE (politetrafluoroetilene): fili tipo “Glide”, estremamente scorrevoli ma al centro di perplessità per i PFAS
  • Seta naturale: materiale tradizionale, oggi meno diffuso
  • Rivestimenti: cera (d’api, candelilla, carnauba), fluoro, aromi (menta, eucalipto, ecc.)

Alternative ecologiche:

  • Filo interdentale in fibra di bambù (trattato con cera vegetale)
  • Filo in pura seta naturale (biodegradabile, ma più costoso)
  • Filo a base di acido polilattico da mais (PLA, biodegradabile)

Fluoro e profilassi: filo interdentale prima o dopo lo spazzolino?

Perché il fluoro è fondamentale per lo smalto dentale

Nel dibattito sull’opportunità di passare il filo interdentale prima o dopo lo spazzolamento, lo studio di Mazhari del 2018 ha evidenziato non soltanto una maggiore riduzione della placca batterica quando si usa prima il filo, ma anche una ritenzione di fluoro significativamente superiore negli spazi interdentali. Perché questo dato è così cruciale?

Il fluoro protegge i denti attraverso tre meccanismi:

  1. Rimineralizzazione: ripara le lesioni cariose iniziali veicolando calcio e fosfato nello smalto dentale
  2. Rinforzo dello smalto: favorisce la formazione di fluorapatite, una struttura più resistente agli attacchi acidi rispetto all’idrossiapatite
  3. Azione antibatterica: inibisce gli enzimi batterici e contrasta la proliferazione della placca batterica

Gli spazi interdentali sono particolarmente esposti al rischio di sviluppare una carie interdentale poiché:

  • Risultano inaccessibili alle setole dello spazzolino da denti
  • Trattengono con facilità residui alimentari
  • Offrono ai batteri anaerobi un ambiente privo di ossigeno ideale per proliferare
  • Ricevono spesso una minore esposizione al fluoro rispetto alle superfici esterne del dente

Sapere come orientarsi e scegliere se passare il filo interdentale prima o dopo il lavaggio fa la differenza: rimuovere prima i residui massimizza la biodisponibilità del fluoro proprio nelle zone più vulnerabili.

Concentrazione ottimale di fluoro

Le linee guida per la prevenzione della carie e la tutela della salute orale raccomandano per gli adulti:

  • Dentifricio: concentrazione di 1.450 ppm di fluoro (standard per adulti)
  • Spazzolamento almeno 2 volte al giorno: mattina e sera
  • Non risciacquare subito con acqua: dopo aver lavato i denti è sufficiente sputare il dentifricio in eccesso senza sciacquare la bocca, consentendo al fluoro di agire più a lungo sullo smalto dentale
  • Opzionale – Collutorio al fluoro: come terzo passaggio dopo filo interdentale e spazzolino
  • Sale arricchito con fluoro: mantiene un’azione protettiva per circa 30 minuti dopo i pasti

Per i bambini valgono raccomandazioni specifiche in base all’età (concentrazioni in ppm inferiori per ridurre il rischio di ingestione).

La routine di prevenzione in 3 passaggi

Ecco la corretta routine di igiene orale supportata dalle evidenze scientifiche:

Passaggio 1: Pulizia degli spazi interdentali (scovolino o filo interdentale)

  • Scelta tra scovolino o filo interdentale in base all’ampiezza degli spazi (scovolini per spazi ampi, filo o filo interdentale spugnoso per contatti stretti o apparecchi)
  • Dedicarsi a tutti gli spazi interdentali, pulendo entrambi i lati di ogni spazio
  • Abbracciare il dente con una forma a “C”, passando con delicatezza sotto il margine gengivale senza danneggiare la papilla gengivale
  • Eseguire almeno 1 volta al giorno (preferibilmente la sera), idealmente 2 volte

Passaggio 2: Spazzolamento con dentifricio al fluoro

  • Dentifricio con 1.450 ppm di fluoro per adulti
  • Spazzolare accuratamente per almeno 2 minuti con lo spazzolino da denti
  • Raggiungere tutte le superfici dentali (esterne, interne e masticatorie)
  • Sputare l’eccesso di dentifricio senza risciacquare con acqua

Passaggio 3 (opzionale): Collutorio al fluoro

  • Prolunga il tempo di contatto e la disponibilità di fluoro
  • Particolarmente utile in caso di elevato rischio di carie interdentale
  • Evita di utilizzarlo immediatamente dopo lo spazzolamento: attendi circa 30 minuti oppure usalo in un momento diverso della giornata per non diluire il fluoro del dentifricio

Risolvere il dubbio sull’impiego del filo interdentale prima o dopo lo spazzolino a favore del primo passaggio garantisce “una rimozione più approfondita dei batteri nocivi e una maggiore concentrazione di fluoro sui denti”, specialmente negli spazi interdentali che rappresentano circa il 40% dell’intera superficie dentale.

Fonti scientifiche

Simon G. - GesundeFakten Redaktion